Il gelo di Idomeni. Vite sospese alla frontiera

Immagina un campo, una larga distesa di terra bruna, costellata di tende, lontana una briciola dal confine macedone, impigliata nel caos greco, battuta da un vento ancora invernale. Immagina così, perché questa è Idomeni, l’anticamera di un’Europa che non esiste. Io cerco i suoi spazi nel racconto di chi l’ha vista davvero, di chi ha preso il traghetto da Ancona e come volontaria ci si è trovata in mezzo. Con il corpo e con la testa.

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Quando i migranti ci arrivano in casa – tra materassi, ignoranza e umanità

Migranti, Castelfranco VenetoUna volta le palestre erano solo palestre. Nell’ora di educazione fisica, ci si faceva qualche palleggio o si correva in tondo, quel poco che bastava a dare l’impressione di correre in un’età in cui, per la corsa, mancano ancora testa e maturità. Ieri, invece, la palestra era un’altra cosa. Era ventuno brandine schierate in fila, ventuno cuscini, nessuna valigia. E tu davvero avresti pensato a una brigata di soldati se non fosse che, su quelle brande, stavano ventuno ragazzi disarmati. Siria, Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria: le facce erano tutte diverse, i vestiti non avevano proprietà, erano raccolti e regalati.

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Casa dolce casa, il sacco a pelo e le sorelle di Termini

È ora di traslocare, sì, ancora una volta. Se non altro per recuperare, in una manciata d’anni, tutti gli spostamenti che non hai fatto da piccola. Tu che non hai mai visto arrivare l’impresa di traslochi, non hai mai pianto per il pupazzo scomparso, mai conosciuto scotch e scatoloni, adesso vivi un trasloco continuo, anno dopo anno, numero civico dopo numero civico.

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