Asolo, a spasso con Hemingway aspettando domani

asolo-castleIl colle si sdraia sulla terra, segna il cielo come un’onda, tu lo vedi a poco a poco. Guardi in giù, asfalto e platani di una strada dritta, guardi in su, più avanti, alla pianura che dice addio. Insieme al colle vedi la rocca, presidio andato. Di sera brilla in un brillare convulso di luci, di giorno esiste come un pezzo di secoli spenti. D’inverno, a volte, si nasconde nella nebbia e non ti fa capire più niente. Peccato, ti ci riporto quando puoi vedere di più.

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Quando i migranti ci arrivano in casa – tra materassi, ignoranza e umanità

Migranti, Castelfranco VenetoUna volta le palestre erano solo palestre. Nell’ora di educazione fisica, ci si faceva qualche palleggio o si correva in tondo, quel poco che bastava a dare l’impressione di correre in un’età in cui, per la corsa, mancano ancora testa e maturità. Ieri, invece, la palestra era un’altra cosa. Era ventuno brandine schierate in fila, ventuno cuscini, nessuna valigia. E tu davvero avresti pensato a una brigata di soldati se non fosse che, su quelle brande, stavano ventuno ragazzi disarmati. Siria, Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria: le facce erano tutte diverse, i vestiti non avevano proprietà, erano raccolti e regalati.

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I nostri vecchi

Gianni Berengo Gardin

A Diego, piccola grande scommessa sulla vita. Perché raccolga tante storie, tanti amici, tanti pezzi di mondo.

Per il signor Alfredo la mattina è due cose: il tg e la posta. Che è anche un modo per dire notizie e lettere, parole insomma. Accende la televisione tra le otto e le otto e mezza, mentre i condomini si lavano i denti, si vestono, raccolgono l’immondizia da portare giù. Si siede su una seggiola scheggiata, Alfredo, e lascia che le notizie del giorno si diffondano. Dal suo gabbiotto all’ingresso del palazzo, dall’ingresso all’ascensore, fin quasi dentro le case.

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No, non è Venezia – viaggio a Chioggia e nelle piccole cose

ChioggiacanalePensavi fosse Venezia perché hai visto i canali, le bifore, quel rosso dei palazzi che in ogni altro posto stonerebbe come sangue e che lì, invece, ti ruba gli occhi. Pensavi fosse Venezia perché hai scorto la Laguna, arrivando, e prima ancora una campagna orizzontale e infinita.

Ma no. Non era lei. Rari come quadrifogli i turisti, diversa la parlata, che qui è proprio come l’imitazione di tuo fratello e a sentirla ti viene da ridere.

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Fine estate, il sentiero e la Laguna

IMG_7362È un sentiero di sassi che attraversa la pianura, solca la nostra geografia piatta che, vista da un aereo, è un bel gioco cromatico, quasi un quadro puntinista. Intorno, un verde orizzontale e intenso, le viti che lo attraversano come festoni natalizi, l’acqua del fiume ora limpida ora torbida. In lontananza, la certezza delle montagne che sono sempre lì, un po’ come la nonna seduta al tavolo della cucina.

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