“Scrivi qualcosa per me”. Sogno di una notte d’inizio estate

Tra le quattro e le cinque Roma pare quasi un quadro ordinato. Non ci sono macchine in coda, nemmeno una, e i parcheggi se li cerchi si trovano tutti. Si trova anche qualche autobus, che passa, vola, che ti lascia giusto il tempo di appoggiare un piede e poi via di nuovo. Se dimentichi di urlare “Porta” ti ritrovi al capolinea. Ed è già giorno.

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Scappare da Via del Corso. Per amore della città

Cosa non farei per evitare di percorrere la linea dritta che da piazza del Popolo porta a piazza Venezia. E mi perdoneranno le commesse che promettono tutto a 29 euro e 99, e i due ragazzi con musica e break dance. Chiedo scusa anche al vecchio cinema Metropolitan, malinconico e serrato, senza più film, e a quel che rimane di un bike sharing fallimentare, che ha lasciato le rastrelliere e perso le biciclette.

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“L’ho ucciso perché c’era il sole”

Ho letto una storia brutta, ma brutta davvero. Di due ragazzi che si chiudono in una stanza, ne chiamano un terzo e non lo fanno più uscire. Lo distruggono di colpi, un corpo nudo al decimo piano di un palazzo nel quartiere Collatino. Poi, forse, capiscono. Il primo ammette tutto ai carabinieri, il secondo prova ad ammazzarsi con alcol e barbiturici in un hotel di Piazza Bologna.

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Il lampadato, la regina del silicone e le altre stelle. Feste di un altro pianeta

Il buttafuori attempato è pronto a farci entrare. La guardarobiera infreddolita invita a depositare il cappotto. Noi, i primi segni del gelo addosso, entriamo senza sapere dove né come, trascinati da un vecchio compagno di università. “Bella musica, bel posto, bella gente”, dice. E suona come “la Roma bene” e “quel giovane di buona famiglia”: espressione indecifrabile.

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Se guardi Roma con gli occhi di un lattante

Alla stazione scopro il rombo dei treni in corsa. Che ci sono quelli lenti come lumache e poi certe frecce, rosse o argentee, veloci come schegge ma sempre troppo costose. Vedo passeggeri silenziosi e amanti del telefono a voce alta. Compagni di una vita e coppie nuove, con baci e abbracci annessi. Tutti si muovono rapidi, valigie e fretta alla mano. Qualcuno, però, sta suonando il pianoforte. Sì, proprio dentro la stazione, davanti al latte e ai caffè, hanno messo un pianoforte vero che sembra un piccolo elefante. Un ragazzo ha il coraggio di perdere tempo a suonarlo, di farsi sentire anche se sbaglia un po’, di riempire di musica aria e soffitto.

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Bésame mucho – storia di un violinista all’incrocio della strada

Violinista di stradaSono le 9 e 13 minuti e lui suona la sua Bésame mucho. Come alle 11 e alle 3 del pomeriggio, alle 7 di sera e nel traffico dell’ora di punta. Come se l’amore fosse a ogni ora e in ogni stagione, e senza errori mai. Como si fuera esta noche la última vez. L’artista sconosciuto si esibisce all’incrocio di via Nomentana. È proprio lì, in mezzo alla strada, con la pelle maturata al sole come un’oliva e il violino da tre soldi tra le mani.

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Casa dolce casa, il sacco a pelo e le sorelle di Termini

È ora di traslocare, sì, ancora una volta. Se non altro per recuperare, in una manciata d’anni, tutti gli spostamenti che non hai fatto da piccola. Tu che non hai mai visto arrivare l’impresa di traslochi, non hai mai pianto per il pupazzo scomparso, mai conosciuto scotch e scatoloni, adesso vivi un trasloco continuo, anno dopo anno, numero civico dopo numero civico.

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