Storia di una bicicletta. 200 anni al ritmo di sogni, fatiche e ginocchia sbucciate

C’è una regola non scritta, sacra come una bibbia, che le mamme insegnano prima che le ginocchia si sbuccino. Vai avanti, non fermarti, sempre dritto. E non ho mai capito se parlino per instillare una lezione di vita, però funziona. Meglio di un ordine.

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Io e lei, l’arte di andare al mare peggio di Fantozzi

Questa storia comincia davanti a un aperitivo: “Domani vorrei andare al mare, andiamoci insieme, dai”. Dici così, e scopri che lei, di solito chiusa in un “ti faccio sapere”, non tanto per improrogabili impegni ma per tenersi stretto il lusso di dire no, ora è stranamente pronta.  “Va bene, domani va bene”. Ha ceduto, per sintetizzare, davanti a uno spicchio di pizza allo speck. La forza inestinguibile del cibo.

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“Scrivi qualcosa per me”. Sogno di una notte d’inizio estate

Tra le quattro e le cinque Roma pare quasi un quadro ordinato. Non ci sono macchine in coda, nemmeno una, e i parcheggi se li cerchi si trovano tutti. Si trova anche qualche autobus, che passa, vola, che ti lascia giusto il tempo di appoggiare un piede e poi via di nuovo. Se dimentichi di urlare “Porta” ti ritrovi al capolinea. Ed è già giorno.

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Perché Guccini è mio nonno. E di quelli come noi

Forse perché uno dei due non l’ho visto mai e perché l’altro non l’ho visto invecchiare, non mi ha vista crescere. O forse perché ricordo gli spalti e i chioschi, la scaletta e la camicia rossa, e l’urlo “Seduti!” a chi si alzava nel pubblico, rubando la vista a quelli dietro. Forse perché ha la barba, quella barba fitta da saggio a cui chiedi i tuoi perché.

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Scappare da Via del Corso. Per amore della città

Cosa non farei per evitare di percorrere la linea dritta che da piazza del Popolo porta a piazza Venezia. E mi perdoneranno le commesse che promettono tutto a 29 euro e 99, e i due ragazzi con musica e break dance. Chiedo scusa anche al vecchio cinema Metropolitan, malinconico e serrato, senza più film, e a quel che rimane di un bike sharing fallimentare, che ha lasciato le rastrelliere e perso le biciclette.

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Il gelo di Idomeni. Vite sospese alla frontiera

Immagina un campo, una larga distesa di terra bruna, costellata di tende, lontana una briciola dal confine macedone, impigliata nel caos greco, battuta da un vento ancora invernale. Immagina così, perché questa è Idomeni, l’anticamera di un’Europa che non esiste. Io cerco i suoi spazi nel racconto di chi l’ha vista davvero, di chi ha preso il traghetto da Ancona e come volontaria ci si è trovata in mezzo. Con il corpo e con la testa.

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