Dai petali ai canguri alle delizie della sharing economy. Abbiamo perso le parole

Matteo (quello piccolo) assembla lettere e diventa famoso. E forse la sua parola esisteva già o forse no, ma poco importa. Il web è esploso come una bombola di gas e i frammenti dei petali hanno raggiunto ogni area semantica. Catapultati alla massima velocità, di tweet in tweet, di post in post, fino al biscotto inzupposo di Antonio Banderas e della sua gallina di famiglia.

Intanto il canguro era saltato del tutto. Non nel senso di due zampe flesse e di una parabola in su e in giù, in su e in giù, ma come una prassi del diritto parlamentare. Sì, prassi e norma regolamentare, una cosa che i diretti interessati forse ignorano più degli ignoranti e che è sulla bocca di tutti da settimane. Il fatto è che “emendamento premissivo” è termine ben meno seducente. E allora salta qua e salta là e dal canguro si passa perfino al supercanguro. Sembra la maxi-offerta del supermercato di fiducia. Peccato che nessuno abbia capito nulla di emendamenti e proposte di legge e di esame del Parlamento.

Unioni-civili-e-stepchild-adoption-il-popolo-delle-famiglie-ha-detto-no_articleimageLa casalinga di Voghera si è suicidata nella notte. Un volo dal davanzale dopo aver sopportato per giorni e giorni espressioni ondivaghe e incerte, senza capacitarsi di stepchild adoption, adapsion, adaptation. Quando ha appreso che si trattava dell’adozione del figlio del compagno o della compagna, ha avuto un attimo di smarrimento. Bum, decine di metri in un baleno. E ci si chiede se il mondo sia diventato troppo difficile o se, semplicemente, siamo noi ad esserci rincoglioniti un po’.

La verità è che la stessa casalinga aveva appena superato lo scoglio del gender. Provateci voi a imparare la stepchild dopo avventure così. Dopo che, con fatica, avete capito che il gender non c’è, non esiste, non è stato teorizzato mai, anche se si legge, se ne scrivono, anche se in tv e nelle piazze se ne parla e lo si invoca come il peggiore di tutti i mali.

Per fortuna ci sono anche argomenti facili. I capelli, per dire. Lunghi o corti, poche storie. O almeno così credevo fino a qualche giorno fa. Poi ho perso 5 ore e mezza per documentarmi su bob, lob, wob. Scoprendo che il bob è corto e devi avere lineamenti puliti, che il lob è la fusione di long e bob, che il wob è se oltre al bob tu vuoi le onde e “un po’ di movimento”.

Schermata 2016-02-28 alle 19.12.37Ho letto riviste e blog, giornali femminili qua e là. Tutto con una certa ansia e insieme con stupore, ammirando i linguisti delle chiome che tanto hanno osato nel terreno scivoloso delle definizioni. Poi ho scaricato delle foto, le ho spedite, ho costruito un embrionale campione statistico di amici e parenti. E zac, ho visto i capelli cadere per terra, in quel modo che da piccoli ci si emozionava e si rideva. Quel modo che ci faceva fissare la parrucchiera mentre prendeva la scopa, mentre spazzava via tutto e poi fino al momento preciso del tempo in cui il pavimento tornava uno specchio perfetto e per terra, di tuo, non restava nulla.

Adesso ho tecnicamente un lob, o forse un bob. Insomma ho proprio i capelli corti, quelli che, secondo un amico romano e senza filtro alcuno, “so teribbili”. Ma perché? “È sempre così”, dice se osi chiedere, “le donne a ‘na certa cominciano a fallo. Pensano ai figli, s’accasano seriamente, se mettono le ciavatte e se tagliano i capelli”.

La mia sicurezza (già notoriamente inesistente) si è suicidata alla ricezione del messaggio, davanti al binario tre della stazione di Treviso. Erano le ore decisive per “prevenire la Brexit”, “evitare la Brexit”, “scongiurare la Brexit”. Mi sono immaginata mia nonna, chignon e occhiali da sole anche al buio, a capire esattamente il termine astruso. Brexit, che sarà mai. E devo dire che, anche se in uno dei bagni teneva un premio Nobel dell’economia e di cose del mondo ne capisce più di tanti, l’ho vista vagamente in crisi.

Amleto-Globe-Theatre-Calais-02-1000x600Per non parlare della sospensione di Schengen e della giungla smantellata a Calais. La giungla, davvero, era lontana mille miglia dal mio immaginario. Apparteneva al massimo ai pomeriggi con Mowgli, peraltro non il mio preferito nell’universo Disney. Oggi, invece, è un mondo vero e inimmaginabile, un condensato di profughi che in mezzo alla disperazione cercano la costa inglese. Minori non accompagnati, giovani uomini, improvvisati cuochi e commercianti che vendono briciole ai compagni e regalano un senso di comunità e di società civile. Per una volta abbiamo una parola che parla davvero, la giungla è proprio giungla. O meglio lo era: il tribunale di Lille ha deciso, sarà smantellata.

Intanto cento risparmiatori di Banca Etruria sono arrivati in pullman a Laterina. Hanno portato con sé una manciata di cartelloni e raggiunto a piedi la casa di Maria Elena Boschi. La colonna sonora, rigorosamente anglosassone, diceva “Bail out, bail in, good bank, bad bank”. Loro accompagnavano il motivetto con una sonora manifestazione di rabbia. Ecco gli uomini e le donne che hanno permesso all’Italia di scoprire cosa sono le obbligazioni subordinate. Peccato che a loro nessuno l’abbia spiegato per tempo.

Il fatto è che siamo ignoranti, a digiuno di economia. Così dicono i saggi in televisione e forse le statistiche possono confermare. “Servirebbe un corso di finanza al liceo”, tra Tucidide e Erodoto, tra la termodinamica e i fluidi. “Gli italiani non possono che farsi fregare, non hanno gli strumenti”. È che l’economia è una brutta bestia, quando vuole. C’è la ripresa, non c’è la ripresa. Sale l’occupazione, calano gli occupati. Il Paese torna a crescere, la risalita sarà lunga. Trend positivo, giovani senza speranza. Strana forma di schizofrenia. O forse siamo noi a non saper leggere i dati.

Questa storia della sharing economy, per esempio, è parecchio curiosa. Oggi se non hai una casa e un divano e una macchina e una bici e i soldi per una vacanza e un ufficio per lavorare e molto altro, puoi decidere di rinunciare al possesso. Per loro sei un fruitore di servizi che liberamente dice no ai beni.

Noi, sì, noi avremmo detto che eri un poveraccio. Sarà che con le parole non ci sappiamo proprio fare.

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