Asolo, a spasso con Hemingway aspettando domani

asolo-castleIl colle si sdraia sulla terra, segna il cielo come un’onda, tu lo vedi a poco a poco. Guardi in giù, asfalto e platani di una strada dritta, guardi in su, più avanti, alla pianura che dice addio. Insieme al colle vedi la rocca, presidio andato. Di sera brilla in un brillare convulso di luci, di giorno esiste come un pezzo di secoli spenti. D’inverno, a volte, si nasconde nella nebbia e non ti fa capire più niente. Peccato, ti ci riporto quando puoi vedere di più.

Ma intanto andiamo, in una fine di gennaio impazzita due volte. Una, perché non devo studiare niente e non era mai successo. Due, perché è caldo, tanto caldo, troppo caldo davvero.

Dieci passi ed è già aroma di Roma antica, sapore di Venezia, borgo di un’Italia unita. Due signore, quasi vecchiette ma non del tutto, bevono un bicchiere al caffè centrale. Vicino a Hemingway e a Saviane, a macchine da scrivere e letteratura. Voglio scrivere anch’io, dico con voce da bambina, quella di quando scherzo e ho paura.

Lo vedi quel portico, me lo ricordo pieno di libri nei giorni d’estate. Autori e lettori che si incontravano, i primi compiaciuti, inorgogliti, poco umani, i secondi attratti dal personaggio e in cerca di una firma che non ho capito mai. A volte c’ero anch’io, una dei tanti, ma lontana. Ho sempre paura di scoprire che un libro meraviglioso può essere figlio di uno stronzo.

AsoloSu via Browning guardiamo i portici, parabole discendenti di palazzi bellissimi. Poi le botti da svuotare e le ceramiche da non toccare, e certi candelabri che chissà. Via Browning è per quel Browning, quello che si è inventato perfino un verbo. Asolare. Camminare tranquillamente, perdersi nelle vie, godersi la bellezza del paesaggio. Lo stiamo facendo, o forse ci stiamo solo provando, tra fretta in agguato e pensieri sullo sfondo.

Davanti al bicchiere quella scritta ritorna. La cameriera fa avanti e indietro e alla fine sorride e ma perché non avete mangiato i taralli, chiede. Dietro c’è la faccia di un Browning barbuto, onnipresente, amato dalla toponomastica e re del cocktail. È finito anche nella stampe economiche, proprio sopra i panini al sesamo. La storia fa strani scherzi, se provi a leggerla.

duse1E mi perdo nella nebbia, in mezzo a colori spenti che solo i lampioni illuminano, ma di luce gialla, tutta uguale. Qui ha abitato Eleonora Duse, e allora ripenso a Francesca da Rimini, a uno spettacolo, alla terza pagina che ha rivoluzionato i giornali. E a Pietro Bembo e agli amanti, e a Freya Stark che scriveva e viaggiava. Magari, noi. Noi si cammina e quello pare un altro mondo, un sogno che puoi comperare. Però in questa domenica le finestre sono tutte chiuse, le strade deserte. Come mail di curriculum e speranze di giovani a cui nessuno risponde.

PinzaFunziona così, oggi, insegnano. La pinza, invece, oggi è “ancora come una volta”. Lo dice la scritta sulla via del ritorno, spiegando un dolce che più povero non si può, tutto farina gialla, uvetta e campagna veneta. Cosa vuoi?, ci si chiede entrando. E si potrebbe volere tutto, e provare tutto, ma noi scegliamo il fiore di Asolo. Uno scrigno a forma di rosa, delicato come i suoi petali, ripieno di marmellata.

Cosa voglio? Vorrei tutto fatto come la pasticceria. Sfida di equilibri difficili, un’infarinatura di precisione e impegno. Ma poi briciole di soddisfazione. E invece? E invece abbiamo solo cominciato a impastare, e qui si impasta per una vita.

 

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