In silenzio, per il tempo che serve

Sono felice che mi abbiano insegnato le parole, ma ancora di più il silenzio. Ché c’è tempo per tutto e anche per non dire niente, nel bene e nel male. Come quando torno al liceo e, passando davanti al laboratorio di chimica e alla rana in formalina, arrivo alle mie classi. Stesse piastrelle, stessi muri, ma qualche professore andato e certe facce tra i banchi che non conosco più.

Per un attimo sto in silenzio, come davanti alla nebbia d’autunno che sfuma il castello e le mura e fa di tutto una fiaba. Non ho parole e nemmeno le cerco. Così quando preparo i biscotti per due o tre persone soltanto, e più che i biscotti impasto momenti. Silenzio anche quando al tavolo instabile di un locale conosco la persona che aspettavo da anni, con una birra media davanti e qualche dolore dietro.

Non parole, ma immagini quando rivedo l’amica d’altri tempi, che ora è mamma ed è lontana e si gode un mare ventoso, e il porto. Adesso è un’altra vita, penso. E penso e non parlo anche davanti alla Roma di certe estati d’ottobre, che è la donna più bella del mondo, e lo sa, e ti frega.

Ma scopro anche silenzi cupi, quando devo resistere senza contrattaccare, o aspettare la risposta che non arriva. E quando un amico decide di andare prima del tempo, senza salutare, senza spiegare, e mi accorgo che non è più nei nostri discorsi, anche se non abbiamo dimenticato. Il silenzio è un binario da scegliere, a volte, parallelo e diverso. Come quello del tram, tra un indiano e un pakistano, quando scruto la città nei suoi fili sospesi e mi chiedo dove sarò tra dieci anni. Marionetta o equilibrista.

Le righe sul viso della nonna aumentano, le due orecchie sentono meno. E il tempo va e andrà, come l’estate e l’inverno, come un sole. Quel tempo mi regala la notizia di una nascita e il profumo di un neonato; una nuova spiaggia da ascoltare muti, una canzone per due.

Ma arrivano anche notizie di buio pesto, lontane, vicine, impazzite, di sangue a una distanza che non so stabilire. Io penso di dover tenere stretto il silenzio per tutto il tempo che serve. Ché il silenzio serve quanto le parole. E a volte molto di più.

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