Bésame mucho – storia di un violinista all’incrocio della strada

Violinista di stradaSono le 9 e 13 minuti e lui suona la sua Bésame mucho. Come alle 11 e alle 3 del pomeriggio, alle 7 di sera e nel traffico dell’ora di punta. Come se l’amore fosse a ogni ora e in ogni stagione, e senza errori mai. Como si fuera esta noche la última vez. L’artista sconosciuto si esibisce all’incrocio di via Nomentana. È proprio lì, in mezzo alla strada, con la pelle maturata al sole come un’oliva e il violino da tre soldi tra le mani.

Forse non si è accorto di muoversi avanti e indietro su una delle arterie della Capitale, quella di tanti incidenti notturni, dei fiori sull’asfalto e poi del set di James Bond. Forse, tra la cornetteria e il negozio di vestiti Mod, tra il venditore di vinili e l’hotel tre stelle, tra un 310 in corsa e il 60L alla fermata, lui pensa davvero che esista solo il violino sgangherato. E non il semaforo.

Violinista di stradaSolo un uomo lo nota, abbassa il finestrino e lascia entrare le note. Bésame, bésame mucho. L’autobus non si accorge di nulla, la signora che concede due passi al cane prima di tirare dritto verso il lavoro non lo guarda nemmeno. Ché le pause, per tanti, sono cronometrate e tutte, sempre, piene d’ansia. Intanto il ristorante cinese a due passi odora già di involtini. Ma è scuro, e triste, e ti immagini che all’impasto abbiano aggiunto una spezia di malinconia.

Lui, invece, porta giacca e pantaloni ogni giorno, qualsiasi cosa succeda. Que tengo miedo a tenerte, perderte después. L’archetto parla strusciandosi sul legno graffiato. Il risultato è un miagolio incerto che sa poco d’amore e tanto di fatica. Il violinista, però, continua a spostare le dita sulla tastiera, segna il ritmo con i passi. E siccome non siamo a teatro o in una sala da concerto e le terrazze non sono palchetti, le luci di scena le fanno le macchine. Involontariamente, con i fari anteriori, un attimo prima di sfrecciare via.

ViolinoNo, è vero, non è l’unico mendicante che si incontra in una vita. Ci sono i colleghi con il disco registrato, c’è la fisarmonica di Ai se eu te pego, si vede qualche ragazzo cresciuto che distribuisce evergreen alla fermata della metro. Ma il signore della Nomentana non mendica, tiene un concerto. Non chiede soldi, li guadagna. Non si piega a terra, lavora a cielo aperto. Quiero tenerte muy cerca, mirarme en tus ojos, verte junto a mì. Sempre la stessa canzone, unica perla del repertorio, vecchia di 70 anni. Mentre lui, lui chissà quanti anni ha e come si chiama e come è arrivato, da zingaro, in quel buco di mondo, dove due strade si incrociano e tutti passano, ma nessuno si ferma mai.

Vorrei chiederglielo. Poi lo cerco, avanti, indietro, ancora, ma non lo trovo più. Da qualche giorno o forse un mese il suonatore di violino se n’è andato. Sempre senza un soldo, sempre in abito scuro, probabilmente con il violino ancora appoggiato alla clavicola.

Chagall Il violinista verdeE allora penso alle strade che facciamo sempre uguali, prima di accorgerci che smetteremo di farle o che saranno diverse. Dov’è il quarantenne in bicicletta delle 7.45? E la mamma di M. ferma allo stop, con la sua prima sigaretta della giornata in bocca? Penso agli amici, che sono gli stessi ma il mondo intorno è un altro. Vorrei rivedere il violinista e quella cena lì e quella primavera e il mare d’agosto e perfino i mattoni gialli di procedura civile.

Ma è quasi autunno. Così decido che è meglio aspettare gli amici lontani raccogliendo le forze, e camminare, e ascoltare buoni consigli, misti a vino e polpette al sugo. Cammina comunque, tu cammina, poi chissà. Quando arrivo all’incrocio, però, mi fermo ancora per un attimo. E per un attimo immagino il suonatore, sento il lamento dolce del suo violino.

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