Istantanea n. 3: Quando le giornate si allungano

Sole e ombraAbbiamo dormito un’ora in meno e ce ne siamo accorti. Le due occhiaie, quelle che nel mio caso sono compagne affezionate, erano ancor più presenti del solito. Abbracciavano gli occhi. E gli occhi, poi, non ne parliamo: mi diverte sempre immaginare che le palpebre abbiano dichiarato la serrata. Attività chiusa, si protesta: che non è possibile soffrire anche di domenica.

Il fatto è che non riesco mai a svegliarmi tardi, nemmeno di domenica, nemmeno quando arriva l’ora legale. Provo a dare la colpa a quella luce meravigliosa, filtrata da serrande ancora abbassate. Mi costringo a non alzarmi, cambio posizione, penso al niente. Ma alle 9 massimo ecco un grillo che già parla e ragiona. Di quelli che odiereste, forse. Ma devo dire che metto sempre il buonumore.

Oggi è ancora meglio, perché è vero che dovremo andare alla ricerca del sonno perduto, ma avremo un’ora in più per farlo. E in alternativa guadagneremo un’ora di sole da spendere in giro per la città.

E’ in scena la primavera romana in tutta la sua bellezza. La segui sul Lungotevere, la cerchi nel sole calante che a me e a lei piace tanto quanto chiacchierare. Ci sono thè caldi pronti a fare le valigie per lasciare posto a frullati colorati e aperitivi.

Afferriamo le biciclette. Prendiamole, pedaliamo, corriamo ancora di più. Meglio fuori dalle città, immersi nel verde di cui l’Italia è piena. Se tocca stare a casa, però, niente paura: cerchiamo piccole fughe dal mondo, esistono! La bici fa bene alla mente, come la corsa, come l’amore.

Poi un dettaglio essenziale: le cene tra amici. E’ vero, le cose stanno cambiando, è vero, il tempo non è più quel che era e pure l’ozio è contingentato. Per non parlare dell’amico in giacca e cravatta che per voi resterà sempre quello in ritardo perché arriva dopo il calcetto. Ma a primavera pare quasi di poter fare un salto indietro. E in realtà è un piccolo salto avanti, tra un chiosco di birre e quel festival del cibo di strada a cui si è deciso di andare alle undici e mezza di mattina.

Alle undici: magnemo, c’abbottèmo e ce rilassemo, hanno detto loro. Tra un programma che viene e un programma che va, c’è la sera che si dilata, il Tevere che dà il meglio di sé. E la passeggiata del cane che prende ore e non si sa se faccia meglio a lui o al padrone. I viaggi estivi sono ancora un punto lontano nel cielo, quasi una stella: lei forse fa un tirocinio all’estero, io ho pensato che vorrei fare qualcosa di particolare, chissà quando mi ricapita. Ma com’è che in primavera pare sempre tutto bello?

OmbrelloneSarà che le donne si tolgono le calze e mostrano due gambe nude che con un po’ di sole e un po’ di tacco diventano ancora più belle. Sarà che i bambini si siedono sugli scalini e, mezzi sporchi e mezzi stanchi, colorano il viso di gelati quasi estivi. Sarà che i papà iniziano a pensare alle ferie e si capisce, si legge in faccia quanto è bella una pausa se è bello il lavoro che si fa. Poi sarà per lo spritz doppio, del mezzogiorno e delle sette, che non lo dovete bere, dice il medico, ma lo dovete bere, dice il Veneto.

Nei profumi delle piante, nei fiori, nei frutti che cambiano. Nella tavola imbandita fuori e nel giornale che si legge in giardino, meglio se a piedi nudi (pare di capirlo di più). In tutto il ritmo è rallentato, come un ballo di coppia quando, finalmente, c’è il tempo di guardarsi negli occhi.

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