Istantanea n. 1: La riscoperta della domenica

La domenica la si odia per 25 anni. Poi diventa dolce come una meringa ripiena di visciole. Seduti al bar con un sorriso davanti.

macchineNelle stesse ore, il quartiere Prati è un vespaio di macchine in cerca di posto. Il parcheggio non si paga, ma nemmeno si trova. Solo la Smart è una creatura fortunata. E poi c’è il motorino che pare il re della città. Mentre il Suv gira a vuoto senza trovare spazio. “E’ bello ma non balla”, e spesso non è neanche bello.

bambiniIn Piazza Cavour la Cassazione tace. Nessun avvocato coi fascicoli in mano, nessun praticante in fila in attesa di un documento. Ci sono solo voci di bambini in monopattino. Qualche ora più tardi, poi, quei pratolini dai vestiti identici che giocano a fare i grandi senza un filo di barba.

Domenica è anche luce del mattino a Trastevere.  Il silenzio non manca, il caffè è amaro e calmo, da qualche parte si può fare anche un buon brunch (però te lo dico, io alla colazione non rinuncio). Se alzi gli occhi al cielo, vedi tanti panni stesi, tavolozze di colore simili a scatole di pastelli Faber-Castell. Sui davanzali, gruppi di fiori che immagini nella casa del futuro.

Poco lontano, un forno espone le sue delizie in vetrina. A Roma, i forni non mancano mai e la pizza bianca, se è buona, è buona davvero. Oggi, però, ho scoperto qualcosa di più: è la mela in gabbia, una delicata mela cotta rinchiusa in una sfoglia sottile come un velo.

Sai come succede con la baguette, che sulla strada le mangi il culetto? Oggi capita anche con queste mele in gabbia. Ne compro due e dovrei portarle a casa, ma una la mangiamo camminando, con gli autobus che riempiono Corso Vittorio Emanuele II e il palazzo in lontananza che ci ricorda che esisteva la Dc.

Boccione-7“Domenica prossima passiamo al ghetto e compriamo una crostata di ricotta e visciole”. Magari, mi dico, ma la fila è sempre troppo lunga, il piacere ogni volta rimandato.

San Lorenzo tamburella con il bongo e la sua piazzetta non dorme mai. Le strade della Sapienza, invece, sono immerse in un sonno profondo.

Anche a Villa Torlonia qualcuno sonnecchia sul prato. villatorloniaIo corro forte, la gattara della villa cammina piano lungo il perimetro del parco. Tiene un pugno di crocchette in mano e forse si scandalizza, chissà, vedendo tutte queste coppie baciarsi.

Due metri oltre, uno strano buco nel terreno. Ora ci passano i gatti pasciuti, un tempo immaginava di potercisi nascondere Mussolini. E quel buco non è un buco, ma un bunker. E’ la guerra che abbiamo sentito raccontare.

In un laghetto senz’acqua, i padroni dei cani si scambiano consigli. Tace, invece, la ragazza ferma al galoppatoio. La sua domenica è fare addominali e risparmiare parole per il lunedì.

lungotevereGoccia a goccia si allungano le giornate, cambia già il tramonto. Sul Lungotevere, una sequenza di ponti e schegge di cielo si tinge di rosso e ti toglie il fiato. Ma toglie il fiato anche la puzza di piscio, che sui fianchi del Tevere è tanta. Allora risali le scale e ti allontani veloce dal fiume, scoprendo che sul rettilineo le ambulanze devono sperare di non trovarsi imbottigliate mai.

toninoDi domenica, se non fosse chiuso, verrebbe voglia delle polpette al sugo di Tonino. Si aspetta fuori, al freddo, con pazienza e acquolina, la tovaglia è a quadretti rossi come piace a me e il pane arriva subito in tavola, seguito dalle polpette bollenti.

Per sbaglio i piedi finiscono nella fontana dell’Ara Pacis. Dovresti cambiare i calzini, che è inverno e si gela, ma ti accontenterai di camminare gocciolando davanti al pubblico dello shopping. Intanto, giri la testa e vedi le belle robacce di Fausto Delle Chiaie. Sono piccole opere esposte su un muretto: i turisti passano e le guardano, ma forse non ci credono e allora scappa un sorriso.

dellechiaie

Io, invece, non posso credere che sia quasi lunedì. Prima, la domenica era un pensiero triste. Ora è la bellezza di un divano, il calore di un the che scotta ancora, l’ozio che, finalmente, non fa sentire in colpa.

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